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ALCHIMIA

2/22/2017

 
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L'alchimista è il prototipo dello scienziato, un ricercatore concentrato sullo studio delle qualità della materia e delle sue possibili trasformazioni, sebbene usi criteri e tecniche che sono completamente diversi da quelli legati alla scienza moderna.
Le prime informazioni sull'alchimia risalgono al III secolo a. C., ma sappiamo che in essa confluì il patrimonio dei saperi legati alla civiltà egizia e successivamente a quella greco alessandrina. Fino al 1100 d. C. la prassi alchemica fu prevalentemente legata alla cultura islamica, e riguardava soprattutto le tecniche di estrazione delle essenze floreali e la lavorazione dei metalli. Dopo le crociate l'occidente si impadronì delle sofisticate tecniche elaborate in oriente: Alberto Magno fu il primo alchimista occidentale, mentre  Francesco Bacone approfondì gli aspetti legati all'inserimento della matematica nello studio della materia, già molto presenti nella cultura araba.
Lo scienziato dell'antichità non è separato dal filosofo e, per alcuni aspetti, dall'iniziatore: l'approccio antico al sapere è totalizzante, e non conosce ancora le distinzioni e le specializzazioni del nostro mondo. Questo presupposto di fondo contribuisce a fare dell'alchimia una prassi misterica, una forma di iniziazione che comprende aspetti magici ma anche tentativi di elaborazione che per molti aspetti anticipano la scienza moderna, soprattutto per quanto riguarda le scoperte pratiche e gli esperimenti compiuti sulle materie prime naturali. A questo occorre aggiungere il fatto che la cultura medievale è intrisa di aristotelismo e della sua visione estremamente finalistica, che considera intrinsecamente collegati la natura dei materiali e le loro possibilità di trasformazione. Il mercurio si comporterà in un certo modo perché è nella sua natura essere così, un materiale seguirà uno sviluppo predefinito perché la sua essenza è già, in potenza, destinata a una forma precisa. Questa visione finalistica permea di sè tutta la cultura dell'epoca, non solo la scienza dei materiali e della natura: anche l'essere umano è sottomesso a tale dinamica, a questa necessità di un'evoluzione già stabilita che lo porterà ad essere immagine del divino.
Gli alchimisti sono apparentemente concentrati sui misteri della materia e completamente coinvolti nella manipolazione delle sostanze, secondo tecniche che diventano sempre più sofisticate. L' Opus, il procedimento alchemico, presuppone il totale oblio di sé e la completa "estroversione" verso il tangibile e verso ciò che concretamente avviene nei materiali quando vengono elaborati o mescolati tra di loro. Lo psicologo svizzero Carl Gustav Jung ha tuttavia offerto una nuova interpretazione dei meccanismi di base nella prassi alchemica, con considerazioni molto interessanti circa la natura stessa dell'uomo alchimista e i processi di trasformazione in cui incorre la sua mente, mentre egli è all'opera; una lettura molto interessante che senz'altro sarà oggetto di un prossimo approfondimento.
Tutta l'attenzione di questi precursori della scienza è rivolta ad uno scopo principale, che è quello della ricerca della Pietra Filosofale, il Lapis, la sostanza che sarà in grado di trasformare in oro puro tutti i metalli. Anche la loro pratica è quindi estremamente finalizzata: essi non sono aperti al caso, alle informazioni divergenti che man mano possano emergere dall'analisi delle sostanze, ma sono prevalentemente concentrati sulla manipolazione della materia con uno scopo ben preciso, un fine ultimo definito a priori. Per essi un metallo o un'essenza non sono ancora un'insieme di molecole ma sostanze dotate di determinate qualità immediatamente identificabili. Il loro rapporto con la natura e con la materia, il loro atteggiamento mentale è simile a quello che ancora oggi noi possiamo sperimentare quando, a contatto con una sostanza, non ci interessiamo molto degli aspetti strutturali che la compongo ma piuttosto delle qualità globali che la caratterizzano: il sapore, l'odore, la consistenza, il colore, gli effetti direttamente percepibili dai nostri sensi.
La storia e il nostro senso di modernità ci dicono che nessuno di loro riuscì mai a raggiungere la meta ideale e sostanziale del Lapis, ma l'aspetto interessante consiste, come sempre, nel tragitto, più che nell'arrivare, e questo lungo percorso ha permesso, nell'arco dei secoli, di pervenire ad una raccolta di informazioni, di prassi e di metodologie affascinanti e senz'altro utilissime per il successivo sviluppo della scienza moderna..

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